giovedì 23 marzo 2023

La casa di Monet a Giverny e il giardino delle ninfee.


Fu Claude Monet a consegnare il villaggio addormentato di Giverny all’eternità. 

Padre dell’Impressionismo francese, si traferì in questo piccolo comune della Normandia, a 80 chilometri da Parigi, tra il 1883 e il 1926, incantato dalla luce.

Vagabondare tra la casa e il giardino di Monet significa scivolare lentamente in un sogno sfavillante, lasciarsi trasportare dai sensi per ancorarsi al presente.  I dipinti dell’artista si animano di suoni e profumi  percorrendo il viale centrale antistante la sua dimora, ma è solo avvicinandosi allo stagno delle ninfee che si coglie pienamente il culto della luce e del mondo fluttuante, effimero, tanto caro a Monet e all'Impressionismo.  

"Altri pittori dipingono un ponte, una casa, una barca… io voglio dipingere l’aria che circonda il ponte, la casa, la barca, la bellezza della luce in cui esistono."

Monet non raffigurò soltanto il giardino dipingendo en plein air, tra aiuole traboccanti di lavanda e non ti scordar di me, ma ne fu anche l’ideatore: appassionato di botanica, coltivò tulipani, rose, campanule, gladioli ed iris, vivendo un sogno idilliaco tra i fiori e la pittura; fece realizzare il bacino delle ninfee da una deviazione di un affluente dell’Epte, dove coltivò una nuova specie incrociando delle ninfee bianche con delle varietà tropicali. 

Intorno al giardino acquatico, attraversato dal famoso ponte nipponico, piantò aceri, ginko biloba, bambù e salici piangenti con l’intento di evocare un’atmosfera giapponese tanto amata da Monet, come dimostra la collezione di stampe ukiyo-e nella sua abitazione.

Ed è qui, tra la casa ed il giardino, che Monet trascorse l’ultima parte della sua vita dipingendo specchi d’acqua strabordanti di ninfee, nell’ardua impresa di rincorrere l’illusione della luce naturale e cogliere la caducità del momento.


"Ciò che farò qui avrà almeno il merito di non rassomigliare a nulla, perché sarà l’impressione di ciò che avrò sentito soltanto io."

Non c’è angolo di questo giardino in cui non si abbia la sensazione di vederlo sbucare da un momento all’altro: chino sui fiori di glicine dai riflessi indaco, con gli occhi baluginanti di ardore davanti al riverbero di un raggio di sole, con un pennello en plein air, immerso nell’estasi e nel tormento del processo creativo, ma anche con la testarda convinzione di poter dare nuovi occhi al mondo.


"Non dormo più per colpa delle Ninfee. Di notte sono ossessionato da ciò che sto cercando di realizzare. Mi alzo al mattino piegato dalla fatica. L’alba mi ridona coraggio, ma l’ansia torna non appena varco la soglia dello studio. Dipingere è così difficile e torturante
."

La facciata rosa dell’abitazione, con le persiane verde smeraldo, sembra in netto contrasto con i toni cupi tipici delle case borghesi dell’epoca, ma è varcando la porta d’ingresso che ci si rende pienamente conto di quanto il mondo interiore di Monet fosse abitato dalla costante ricerca di colori brillanti e saturi, in grado di esaltare la luce. 

Le piastrelle azzurre di Rouen nella cucina; il giallo acceso della sala da pranzo; l’azzurro del salotto, ma soprattutto l’atelier ricavato da un vecchio fienile incastonato nel giardino. 

Fu grazie a Monet che Giverny divenne punto di ritrovo per gli impressionisti dell’epoca e la sua casa, già in costante fermento per via della numerosa famiglia, divenne un andirivieni di artisti dallo spirito indomito come il suo. 

Le camere da letto e quelle per gli ospiti al primo piano sono arredate con tappeti e drappeggi di vario genere, dipinti di amici pittori come Caillebotte, Renoir, Cézanne, Signac; foto di famiglia, caraffe e porcellane orientali. 

Descrivere Giverny per me è stato come fluttuare in un sogno vividissimo, dove non esistono confini rigidi e la luce cambia continuamente non solo l’aspetto della realtà  circostante, ma anche il nostro modo di guardarla. Voglio immergermi nella caducità del momento senza volerlo a tutti i costi fermare e possedere, lasciando fluire quello che per natura è fugace ed amarlo semplicemente così com’è.

“Tutti discutono la mia arte e affermano di comprenderla, come se fosse necessario comprendere, quando invece basterebbe amare.”

Debbie,

Nomadi per passione



Per ulteriori informazioni: Fondazione Monet.


domenica 12 marzo 2023

Come si diventa nomadi per passione?

 Si srotola la mappa, si muove l’indice come l'ago di una bussola immaginaria. Ad un certo punto il dito si ferma, traccia un itinerario con precisione. Conosce già il tragitto, come se quelle strade, quei castelli, quelle falesie a strapiombo sul mare fossero da sempre rinchiuse in una falange.

Trentino Alto Adige

Non ho mai pensato di essere l’unica artefice dei miei vagabondaggi e sono consapevole che nel mio sangue, nei miei battiti, ci siano mille rotte già tracciate dai miei predecessori. Non saprei come spiegare, altrimenti, il motivo per cui il semplice atto di girovagare plachi il lago turbolento della mia anima.

Come si diventa nomadi per passione?

Bisogna chiudere gli occhi e sentire i passi in punta di piedi che danzano in una pozzanghera di notte. Bisogna seguire le gambe che corrono lungo gli argini di un fiume, che si graffiano in un campo di grano bruciato dal sole. Bisogna guardare un albero e non vedere soltanto un albero, ma la chioma che cambia forma nel vento e i rami che fluttuano di umori e malumori come gli arti di qualsiasi altra creatura vivente.


Trentino Alto Adige

Non è possibile spiegare la "pulsione all’esplorazione", all’avventura, alla scoperta, poiché questo è territorio dell’anima. È una fame insaziabile che straripa dal recinto delle parole e si disperde tra l’utero turchino del mare ed il cuore paludoso dei monti, la cui intensità aumenta ogni volta che si trova davanti ad un confine, un limite invalicabile. E allora l’urgenza diventa superare quel limite, vedere cosa c’è dietro, cosa c’è dentro, cosa c’è intorno. Entrarci dentro, capire il motivo del suo essere.

Avrei voluto scrivere una guida per camperisti, ma il lago della mia anima è strabordato di nuovo. Spero che qualche lucciola sia entrata anche dentro di voi per spingervi lungo la via della scoperta e dell’esplorazione. E spero che la mia anima girovaga continui a strabordare fino a confluire, un giorno, finalmente nel mare.

Debbie,

Nomadi per passione.


Roscoff, Bretagna, Francia


lunedì 6 marzo 2023

Ho dormito e nuotato nello Stretto di Hormuz.

Se dieci anni fa mi avessero detto che un giorno avrei trascorso una notte all’aperto sul piano superiore di un dhow, la tipica imbarcazione omanita, nello Stretto di Hormuz o sulla spiaggia di una caletta del Golfo Persico raggiungibile solo via mare, probabilmente avrei  pensato alla faccia allibita di mia madre davanti alle notizie del telegiornale per via della geopolitica turbolenta del Golfo…ma non è andata proprio così.


Si dice che ogni dieci minuti circa una petroliera attraversi lo stretto di Hormuz, arteria di enorme rilevanza geostrategica tra il Mar Arabico e il Golfo Persico...ma di questo si parla già in abbondanza.


Quello che vorrei offrirvi in questo post è uno scorcio sullo Stretto di Hormuz dalla penisola rocciosa del Musandam, un’exclave del Sultanato dell’Oman, soprannominata la Norvegia d’Arabia per via delle gigantesche falesie a picco sul mare.

Foto di Dhow Khasab Tours

Il nostro viaggio inizia nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi, a circa tre ore di macchina dal confine settentrionale dell’Oman.

Sbrighiamo le formalità doganali in una grande sala dai pavimenti lucidi e le pareti a vetro presso la polizia di frontiera emiratina. Pochi metri più in là, in un edificio meno   avveniristico, le uniformi e le bandiere cambiano, così come le foto dei capi di stato: stiamo lasciando gli Emirati Arabi Uniti per entrare nel Sultanato dell’Oman.

Percorriamo un centinaio di chilometri lungo la strada costiera che collega Tibat a Khasab, fiancheggiando i fiordi ed un mare turchino che brontola appena. 


Impossibile non fermarsi alla prima spiaggia dove, oltre alle nostre voci troppo alte e al borbottio del mare, c’è solo il belato delle caprette selvatiche che si inerpicano zampettando sulla roccia arenaria delle montagne.

 Osserviamo i paguri che si nutrono di residui biologici sulla battigia, creando inconsuete composizioni di sfere che accendono la nostra immaginazione.  Ci immergiamo in acqua in cerca di refrigerio e salvezza, un po’ come i paguri al nostro passaggio, prima di ripartire per Khasab.


Percorriamo la strada panoramica con la salsedine che ci increspa i capelli e l’odore salmastro del mare appiccicato alle narici. Google Maps, da questo momento in poi, non avrà più alcuna utilità per noi. 

Siamo degli esploratori, navighiamo a naso e a vista. 

Seguiamo le capre nelle traverse acciottolate, seguiamo la segnaletica in arabo che non capiamo, seguiamo un asinello che raglia sul ciglio della strada. Una casetta di mattoni con la porta azzurra.  Una moschea minuscola. Un sentiero di case dai tetti piatti. Un cancello in stile arabo. E poi capre a non finire: capre nella frescura delle palme, dietro ai muretti delle case. Capre che triturano erba e rifiuti. Capre che saltellano, che dormono, che belano come se fossero le vere regnanti di questa penisola.


Approdiamo in un villaggio sperduto, senza tempo e senza storia, alla fine di una stradina. Si chiama Tawi e resterà, per me, la sorpresa più bella di questo viaggio in Oman. 


Non tanto per il villaggio semi abbandonato, ma per aver scoperto un posto che avrebbe tanto da dire, se qualcuno si prendesse la briga di raccontarlo. A parte qualche fotografia ed informazione sulle Wadi circostanti, non c’è nessuna documentazione che racconti la storia di questo antico villaggio, ma sembra che gli edifici sprigionino il mormorio di spiritelli desiderosi di essere ascoltati. 

Chi abitava in queste case? Chi ci abita ora? Chi ha costruito gli edifici di pietra? Era un villaggio di pescatori? Di agricoltori? Quale civiltà ha fondato il villaggio? Chi ha intagliato le porte di legno?  Chi ha dipinto di azzurro le finestre?

Difficile fare domande agli abitanti del luogo, poiché le strade sono deserte e l’unica persona che ci avvicina è un poliziotto in borghese che ci invita a fare attenzione, perché una capra si è infilata sotto la nostra macchina.



Scopriamo che poco distante da qua, tra le montagne del Musandam, sono stati trovati dei petroglifi, delle incisioni rupestri che risalgono a circa 5000 anni fa. Le immagini raffigurano animali, scene di caccia e figure umane, il che lascia pensare che siano state realizzate in un’epoca preislamica, dato che le immagini antropomorfe sono ritenute  prerogativa di Allah nell’ aniconismo dell'Islam.

Una frana ha portato giù parte della montagna durante il periodo delle piogge, quando le precipitazioni travolgono ciottoli e pietre enormi che finiscono per ingombrare le Wadi. Questo è il punto in cui finisce la strada e le capre si inerpicano sugli alberi di acacia o lungo le vette aspre delle montagne. 

Se fossimo accompagnati da una guida e avessimo l’abbigliamento adatto, potremmo addentrarci nelle caverne e salire lungo i pendii delle montagne, ma se c’è una cosa che ho imparato leggendo i giornali locali degli Emirati Arabi Uniti e dell’Oman è che non s’improvvisa nel deserto e sulle montagne della penisola arabica per via delle temperature elevatissime che ogni anno uccidono molti escursionisti impreparati.   

 La voce del richiamo alla preghiera del muezzin fuoriesce dalla radio di una casupola di pietre e riempie tutta la valle, accompagnata solo dal canto degli uccelli: il verso intermittente della coturnice orientale o il fischiettio del culbianco dalla coda rossa. 

Una donna esce affaccendata dalla casa, ci lancia uno sguardo inquisitorio e torna in fretta nella sua abitazione.  È il sacro mese del Ramadan, sappiamo che in questo periodo i musulmani si avvicinano ad Allah tramite il digiuno e la preghiera: valicare questo limite significherebbe profanare la sacralità del momento, quindi decidiamo di indietreggiare


Proseguiamo verso Bukhā, un villaggio di pescatori con un’imponente moschea incastonata tra le montagne e il mare.  File di gabbiani punteggiati sulla battigia spiccano il volo al nostro avanzare, creando una coreografia maestosa che incornicia la ricchezza della vita marina sottostante.  


 

Al di là della strada, c’è il forte di Bukhā. Narra la leggenda che, durante l’alta marea, i prigionieri di guerra fossero lasciati affogare nelle prigioni sotterranee e pare che, nelle giornate di alta marea, sia ancora possibile udirne il lamento.

 

Saliamo su una collinetta per visitare la torre di guardia di Al Qala: il cielo è talmente limpido che, da qui, si vede l’Iran. Sapere che la strisciolina azzurrastra che vediamo all’orizzonte ha ospitato alcune delle civiltà più antiche del mondo mi emoziona tantissimo.  Alle nostre spalle, distese di palme da datteri sprigionano nell’aria un aroma zuccherino che si mescola all’odore di alghe e pesce proveniente dal mare.

 

Prima di lasciare Bukhā, ci fermiamo a giocare a basket davanti ad una villa. Intorno a noi, a parte le solite capre che mangiano tutto quello che trovano, non c’è anima viva. Sarà il caldo? Sarà il Ramadan? Mi addentro tra delle rovine abbandonate che costeggiano la strada in cerca di qualche informazione, ma non trovo niente. 



Scatto delle fotografie che posterò qualche giorno dopo su Instagram, quando saremo già tornati negli Emirati Arabi Uniti e, grazie alle quali, riceverò delle risposte, ma soprattutto una domanda: perché uno straniero dovrebbe interessarsi ad un piccolo centro come Bukha? Perché sono di Roma, rispondo.



 Gli abitanti del villaggio hanno notato mio figlio che giocava a basket davanti alla casa della sceicca e sono desiderosi di raccontarsi.





 Mi raccontano che le rovine appartenevano ai governanti di Bukhā prima che, nel 1971, anno della fondazione degli Emirati Arabi Uniti, fossero definiti i confini tra Oman ed Emirati Arabi. 



Condividono con me foto personali ed aneddoti sulla propria tribù di appartenenza, ora distribuita tra Emirati Arabi e Musandam che, per motivi di privacy, non mi sento di condividere. 

 

I loro messaggi mi commuovono e mi lusingano: mi chiedono di bussare alle loro porte la prossima volta e lo fanno con un tale candore da farmi chiedere: se uno straniero transitasse per un paesino italiano, la moglie del sindaco lo inviterebbe a pranzo?



 


Saliamo in macchina e proseguiamo verso Khasab. Trascorriamo la prima notte in un hotel ispirato ad un tipico villaggio omanita: l’AtanaMusandam resort, due ore di macchina da Dubai e cinquanta minuti di volo da Muscat. 




Dopo un’abbondante colazione e litri di espresso, facciamo un salto al vicino Carrefour per acquistare qualche snack da portare in barca. Trovo sempre interessante visitare i supermercati locali, anche nel caso delle grandi catene di distribuzione, perché riflettono molto le usanze e le abitudini dei locali.


 Per esempio, la legna da ardere è un elemento che troverete ovunque in questa parte di mondo, dai supermercati come il Carrefour ai distributori di benzina, e questo perché nella cultura araba i falò nel deserto o tra le montagne sono ancora momenti di riunione familiare.

 


Alle dieci del mattino siamo al porticciolo di Khasab, dove ci aspetta la tradizionale barca omanita, il dhow, un tempo utilizzata dai pescatori di perle o nelle rotte commerciali verso l’Africa orientale e l’oriente. Per otto ore, due marinai indiani del Kerala ci guideranno lungo i fiordi omaniti in una crociera al di fuori del tempo.



Abbiamo lasciato il porto da pochi minuti, quando i primi delfini iniziano a piroettare ai lati della nostra barca. Le urla di eccitazione di adulti e bambini diventano incontenibili, il tempo inizia davvero a fermarsi e quel momento di gioia assoluta ingoia passato e futuro, ancorandoci ad un presente talmente intenso, fatto di spruzzi e piroette e gridolini e sorrisi ed occhi umidi e salati -di salsedine, di vento, di pianto- in cui ognuno è commosso dall' improvviso senso di appartenenza al creato


Se c’è un posto al mondo in cui mente e cuore si tengono per mano, questo per me è proprio il mare del Musandam.




Dopo mezz’ora circa di navigazione, raggiungiamo Telegraph Island, una piccola isola il cui nome rimanda a una stazione telegrafica installata dagli inglesi nel 1865 per facilitare le comunicazioni con l’India. Ad oggi l’isola è deserta, ma i suoi bassi fondali e le piccole cale nascoste la rendono il posto ideale per gli amanti dello snorkeling, anche con i bambini.



Si riprende la navigazione sorseggiando tè e caffè aromatizzato al cardamomo, mangiando frutta fresca e datteri. All’ora di pranzo, i marinai servono cibo locale imbarcato al porto di Khasab, che consiste principalmente in un misto di cucina asiatica-mediorientale. 


Maqbouse a base di riso, spezie, carne e verdure; shuwa, composto da carne marinata con peperoni, spezie ed erbe aromatica; zuz al mudhroub, a base di riso bianco servito con del pesce fritto. Il tutto accompagnato da hummus, salsa di ceci e crema di sesamo, insalata e khubz, il tipico pane azzimo cotto in caratteristici forni cilindrici d’argilla.

 

Alle sei del pomeriggio, i dhow rientrano al porto di Khasab e gli unici puntini in movimento ormai sono solo le barchette dei pescatori che escono per una battuta di pesca notturna. Noi invece, dopo una cena tradizionale, trascorreremo la notte a bordo del dhow: i marinai hanno allestito materassini per terra con lenzuola, coperte e cuscini sul piano superiore del dhow. 


Prima di lasciare l’Oman, visitiamo il meraviglioso forte di Khasab, che espone reperti sulla vita quotidiana e le attività tradizionali dei popoli omaniti. 






Percorrendo le mura di cinta al primo piano, basta chiudere gli occhi per sentirsi improvvisamente in un passato fatto di scorribande e attacchi marini. 



Piedi scalzi che corrono di notte tra le mura, un chiavistello infilato in un portone di legno massiccio, le dita artritiche di un anziano sulle reti da pesca, un carcerato che sbava e supplica, carte marine salvaguardate come inestimabile tesoro per chi di mare vive e sopravvive.



Ho nuotato e dormito nello Stretto di Hormuz, ma questo non lo diranno mai al telegiornale del mio paese e, dunque, ho deciso di occuparmene io.  


Debbie,

Nomadi per passione. 

 

 

 

 

 











 


domenica 19 febbraio 2023

Organizzare un viaggio itinerante in 12 mosse

 

Se siete approdati su questa pagina, probabilmente anche voi siete dei viaggiatori. Non importa quanti timbri abbiate sul passaporto: magari siete alle prime armi ed avete bisogno solo che un viaggiatore più esperto vi dia una spinta per spiccare il volo. 

Questo è lo scopo di questo blog.

Dunque, come organizzare un viaggio itinerante?



1) PARTIAMO DALLA META

Prima di decidere dove andare, bisognerebbe decidere con chi andare. Se sono amante della vita all’aria aperta e del campeggio, non parto con una famiglia di amici che preferisce le comodità. Mia madre sicuramente non sarebbe in grado di percorrere 20 km al giorno per cinque giorni di fila e nemmeno il figlioletto della mia amica.

Trovati i giusti compagni di viaggio, si può iniziare a pensare alla meta. Se ci piace il caldo, sceglieremo un paese tropicale. Se ci piacciono i libri, potremmo sviluppare un itinerario letterario in una meta europea. Se ci piace il vino, un bel tour enogastronomico in Italia.

 

2) SICUREZZA DELLA DESTINAZIONE

Il sito Viaggiaresicuri.it, il portale gestito dall’Unità di Crisi della Farnesina, offre tutte le informazioni relative a situazione sanitaria e vaccinazioni richieste, sicurezza ed aree di particolare cautela, contatti di ambasciate e consolati, ma anche requisiti d’ingresso (documenti e visti), patente richiesta e situazione dei trasporti in generale. Vi consiglio vivamente di approfondire sempre i contenuti in "Primo Piano", dove troverete informazioni relative ad emergenze temporanee (come calamità naturali, epidemie, o disordini vari nel paese).


3) DEFINITE IL BUDGET

Grazie a siti   come  https://www.dove-e-quando.it/ possiamo farci un’idea del costo del viaggio selezionando la destinazione, il numero di partecipanti, la durata del viaggio ed altre variabili. Magari scopriremo che basta modificare delle variabili (tipo di alloggio, mezzo di trasporto, ecc.) per rientrare nel budget di partenza e visitare la meta dei nostri sogni, oppure potremmo cambiare la destinazione, ma riuscire comunque a realizzare un viaggio simile. Nella peggiore delle ipotesi, sapremo quanto risparmiare per le prossime ferie!

  • Per effettuare una ricerca più dettagliata, potete verificare   le varie opzioni per i voli su https://www.skyscanner.com/  e magari scoprirete che aggiungere uno scalo riduce il prezzo del volo. Questo, per esempio, potrebbe aiutarvi a rientrare nel budget! 
  • Su booking.com invece potete calcolare una stima del costo degli alloggi nel periodo stabilito.
  • Oltre al volo e alloggio, ci sono altre variabili da considerare nel budget:  trasferimento da e per l’aeroporto,   cibo e ristorazione, attrazioni ed esperienze (si trovano su enti turistici locali),trasporto (noleggio auto / mezzi pubblici /taxi, attrezzatura da comprare prima del viaggio ed eventuale assicurazione di viaggio.      




4) DEFINITE IL PERIODO

Elementi da considerare nella scelta del periodo in cui partire:

  •        Clima: Nessuno può controllare il vento e nemmeno le onde del mare, ma ci sono siti che aiutano a prevedere le condizioni meteo generali di un paese nelle varie stagioni. Un sito molto dettagliato e, secondo me ben fatto, è Climi e viaggi .Qui, per esempio, scoprirete per quale motivo Dubai costa meno del solito ad agosto!
  •        Eventi:   Sui siti degli enti turistici del paese di destinazione troverete feste nazionali, fiere, mercatini della domenica che non sono segnalati nelle guide turistiche. Questo vi aiuterà a pianificare il viaggio in base alla stagionalità degli eventi a cui siete interessati (o che volete evitare). 

Se amati i viaggi lenti, evitate le stagioni turistiche. In questo caso potrete permettervi il lusso di percorrere sentieri sterrati, cambiare idea all’ultimo minuto e, probabilmente, entrare veramente a contatto con la cultura del posto. Se invece non avete scelta e siete costretti a viaggiare durante la stagione turistica, prenotate alloggi, visite, mezzi di trasporto e campeggi nel dettaglio, perché probabilmente le uniche offerte che troverete all’ultimo minuto saranno quelle più costose e meno accoglienti.

5) PRENOTATE I MEZZI DI TRASPORTO

Solo quando siete assolutamente convinti della vostra destinazione, prenotate i mezzi di trasporto. SkyScanner.com vi offre varie opzioni, come menzionato nella sezione budget. Se non conoscete la compagnia aerea, vi consiglio di fare sempre qualche ricerca in rete.  Per eventuali cancellazioni del volo o problematiche varie, vi invito a leggere lacarta dei diritti del passeggero. 


6) VACCINAZIONI RICHIESTE

Se la vostra destinazione richiede particolari profilassi o vaccinazioni, contattate il distretto di medicina per i viaggi internazionali della vostra zona e fissate un appuntamento con il medico. Non aspettate troppo a lungo per farlo, perché alcune vaccinazioni vanno iniziate diverse settimane prime della partenza. Approfittate di questo momento per chiedere al medico se e quali farmaci siano consigliati da portare in valigia per la vostra destinazione.


7) RICERCARE

 È finalmente arrivato il momento di correre in libreria, fermarsi alla sezione viaggi e comprare qualsiasi titolo pertinente al vostro viaggio. Non solo Lonely Planet o altre guide turistiche, ma anche leggende, romanzi, mappe e qualsiasi altra cosa vi faccia sognare! Vi consiglio, come menzionato in precedenza, anche di leggere il sito dell'ente del turismo della vostra destinazione, dove troverete tante interessanti informazioni. Se invece non amate i libri, con una buona guida turistica e qualche film, o anche attraverso la musica del paese che andrete a visitare, alimenterete comunque quella trepidazione che arricchisce il viaggio.


8) STUDIARE LA MAPPA

Anche questo è uno dei miei momenti preferiti: aprire Google Maps/ Earth ed ingrandire le aree che mi incuriosiscono maggiormente (nel mio caso sono sempre le coste e le isole). Grazie alla mappa e ad un’infarinatura generale sulle principali attrazioni e mete, potrete iniziare a studiare un percorso. Tirate fuori l’esploratore che è in voi: ingrandite piccoli borghi, cercate su Google Images e, soprattutto, calcolate le distanze tra le varie tappe, in modo tale da poter calcolare i tempi per gli spostamenti con oggettività.

Ricordate che la cosa più bella del viaggio sono gli imprevisti, quindi lasciate un margine temporale per l’esplorazione libera (seguire una capretta su una montagna, accettare l’invito a pranzo di un locale, fare un bagno in un ruscello inaspettato).



8) MEZZI DI TRASPORTO

Definire e prenotare il mezzo di trasporto in base all’itinerario prestabilito e al paese di destinazione: in alcuni paesi ci si muove liberamente con i mezzi pubblici (bus o treni), in altri è opportuno noleggiare un’auto con o senza conducente, a seconda della sicurezza del luogo. 

Se decidete di esplorare la natura scozzese, magari un bel viaggio in camper è l’ideale, ma se volete visitare delle metropoli, è più indicato noleggiare un’auto, perché troverete parcheggio più facilmente!  Se invece volete visitare un arcipelago, prendere traghetti ed esplorare piccoli borghi di pescatori, forse una bicicletta potrebbe essere il vostro mezzo ottimale.

 Vi rimando al sito di Viaggiare sicuri per ulteriori informazioni relative a patenti, assicurazioni per auto di proprietà, equipaggiamento obbligatorio o tasso alcolico consentito alla guida.



9) SVILUPPARE UN ITINERARIO DETTAGLIATO

Ora che sapete cosa vedere e fare in ogni luogo, sapete quanti giorni avete a disposizione e le distanze che dovrete percorrere, sviluppate un itinerario dettagliato in cui inserirete cosa vedere durante la mattina (non più di un’attrazione), dove pranzare, cosa visitare il pomeriggio (anche qui non più di un’attività) e dove cenare. Potete aggiungere un’attività secondaria da svolgere se ci sarà il tempo necessario o degli imprevisti. Consiglio vivamente di seguire guide locali per scoprire i segreti del luogo e tante curiosità!

Compilate un diario di viaggio con l’agenda del giorno in modo tale da avere tutto a portata di mano anche nel caso in cui non ci sia rete. Ovviamente sarete liberi di cambiare idea all’ultimo minuto e decidere di soffermarvi in un ristorantino al di fuori dei sentieri battuti, ma un’agenda dettagliata vi darà la sspensieratezza e il tempo di immergervi completamente nel luogo.


10) ALLOGGI/ PRENOTAZIONI

Ora che avete un itinerario dettagliato, potete iniziare a prenotare gli alloggi per tutto il viaggio su siti come Booking.com o Airbnb.

Se avete un’auto, probabilmente potrete permettervi di prenotare un hotel nella quiete della campagna o al di fuori del centro cittadino, magari scegliendo un alloggio caratteristico (in una grotta, una casa sull’albero o sul fiume, in una tenda nel deserto, in una fattoria, ecc.). Se invece non siete muniti di un mezzo di trasporto, un alloggio in centro vi permetterà di vedere le principali attrazioni camminando, utilizzando i mezzi pubblici o noleggiando motorini o biciclette.

Per un’esperienza di viaggio più intensa, vi consiglio alloggi gestiti da locali piuttosto che le grandi ed anonime catene alberghiere. Vi porterete a casa molto di più e svilupperete legami affettivi con la gente del posto!

Adesso potete iniziare a prenotare online anche visite guidate o attrazioni varie, in modo da evitare le file una volta a destinazione. 


11) STUDIARE LA CULTURA LOCALE

Questo aspetto del viaggio è fondamentale, ovunque andiate: prima di visitare un paese, familiarizzate con la cultura locale, non solo in segno di rispetto, ma anche per evitare di mettere in atto comportamenti ritenuti estremamente offensivi o addirittura illegali. Nei paesi arabi, per esempio, baciarsi in pubblico è illegale.


12) PREPARA DOCUMENTI, FARMACI E BAGAGLI

A questo punto, resta da raccogliere i documenti di viaggio in una cartellina da collocare nel bagaglio a mano (passaporti con visti, certificazioni mediche, vaccini e prenotazioni), un kit con i farmaci che si assumono abitualmente o per il viaggio. 

Tenete i farmaci salvavita o indispensabili nel bbagaglio a mano, da accompagnare a certificato medico. Assicuratevi che i farmaci e qualunque altro oggetto portiate in valigia sia concesso nel paese di destinazione. Controllate il peso del bagaglio nella prenotazione del biglietto aereo e pesatelo per evitare brutte sorprese in aeroporto.


Per concludere, è sempre buona abitudine registrarsi sul sito Dove siamo nel mondo , soprattutto se si viaggia in paesi considerati instabili dalla Farnesina.

Queste sono delle linee guida, tutto il resto si risolve strada facendo!

Buon viaggio!

Debbie