Una prenotazione dimenticata, un parcheggio per camperisti disponibile vicino al porto di Dieppe. Arriviamo in questa piccola città di pescatori per caso, occupiamo la penultima piazzola disponibile, proprio di fronte a un canale di pescatori. L’aria è frizzante, il garrito dei gabbiani fende il cielo dal trampolino roccioso delle falesie.
Siamo finalmente sulla Costa d’Alabastro, il tratto di litorale in cui la Francia settentrionale si tuffa nel Canale della Manica. Da qui partono le imbarcazioni commerciali e i pescherecci che salpano verso l’Atlantico, oltre ai traghetti che attraversano il Canale della Manica e la marina. Non a caso Dieppe è soprannominata “la città dei quattro porti”: il suono prolungato delle grandi imbarcazioni che salpano si alterna al ronzio delle barchette dei pescatori che scivolano lentamente verso il mare. I gabbiani, unici testimoni delle traversate oceaniche o delle battute di pesca nei mari islandesi, spettatori di partenze e arrivi nei rispettivi porti di Dieppe o Newhaven, in Inghilterra, rimangono l’unico punto saldo in un canale che registra i fenomeni di marea più importanti d’Europa.
Apriamo le nostre sedie da campeggio e il tavolino sulla piazzola mentre altre famiglie, perlopiù nord-europee, stendono i costumi da bagno sulla parete posteriore del camper. È appena passata l’ora di cena, il cielo è ammantato di nubi arancioni e rosa. Sorseggio del sidro francese, una bevanda alcolica a base di succo di mela fermentato che mi alleggerisce la testa ed apre il cuore. Un pescatore annoiato osserva una barca di legno percorrere le acque violacee del canale. Alle nostre spalle, oltre la falesia, si erige la chiesa cattolica di Saint-Jacques, un esempio classico di architettura gotico-fiammeggiante.
Intravedo le luci del porto turistico in lontananza: le barche ormeggiate, i locali e le brasseries in cui i turisti sprofondano nella contemplazione della marina. Frutti di mare, moules de Normandie e marmites dieppese, zuppe di pesci, molluschi e crostacei abbondano nei ristoranti a conduzione familiare. Poco più in là, le lampare dei pescatori fendono il buio della notte ed accendono la costa di scintille d’argento. È uno scivolare del tempo placido, senza affanno. Riesco a vivere questo momento e questo luogo senza il bisogno di possederlo: nessuna passeggiata sulle banchine del porto, niente cena al ristorante, nessuno scorcio da immortalare e portare via con me. Lascio tutto e mi incateno al cuore solo queste impressioni.
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| William Turner, "Il porto di Dieppe" |
Alle prime luci dell’alba, i gabbiani ci svegliano con il loro struggente inno al mare. Apriamo l’oblò sul tetto del camper, li vediamo schizzare il cielo di bianco, mentre la moca gorgoglia in un triangolo di luce gialla. Non ho ancora lasciato il letto e già vedo scorrere davanti ai miei occhi le storie di chi vive in simbiosi con il mare, perché qui sono le maree, i venti, le correnti a determinare chi parte e chi resta.
In passato covo di corsari ed esploratori, Dieppe conserva il fascino discreto delle città portuali da scoprire a piccole dosi.
Percorrendo l’acciottolata Rue du Petit Fort si possono ammirare le tipiche abitazioni a graticcio della Normandia e le case dei pescatori con i muri bianchi di selce. Solo io vedo nel muro di mattoni delle scaglie di pesce?
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| Quartiere Le Pollet, Dieppe, Normandia |
Compriamo la classica baguette francese da infilare sotto ad un braccio ed attraversiamo la via che porta al ponte girevole Colbert, un’imponente struttura di ferro battuto e laminato che collega il distretto di Le Pollet al centro della città, sul versante opposto del canale.
Commissionato nel 1889, Pont Colbert è l’ultimo ponte girevole in Europa ad operare secondo la configurazione originale basata su un meccanismo idraulico per muovere il ponte.
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| Le pont Colbert en action vers 1900 (© coll. Stéphane William Gondoin). |
Purtroppo ci possiamo
permettere solo un giro veloce nei pressi del centro prima di proseguire verso
la parte occidentale della Costa d’Alabastro, dove ci aspettano le meravigliose
falesie bianche di Fécamp, il
primo faro normanno e una rotaia da percorrere in bicicletta fino ad Etretat.
Debbie,










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